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L'apparenza del sesso


Sarà un maschietto o una femminuccia?


Ti svelo subito un segreto: faccio fatica a scrivere questa versione edulcorata di maschio e femmina, qualcosa dentro me si rivolta e si contorce.

Eppure lo scrivo perché c’è un motivo: capita a ogni essere umano nat* sullaTerra, ancor prima di vedere la luce del sole, di essere investit* di tutte le speranze e proiezioni di mamma e papà, primo tra tutti: il genere.

Veniamo chiamati tutt*, prima o poi, “maschietto” o “femminuccia”.

Ma queste sono solo le apparenze.

Nel mondo interno di un genitore, infatti, le proiezioni inconsapevoli dei propri desideri sul figlio o la figlia sono innumerevoli e continue, fin da molto prima della sua nascita e strettamente collegate al suo genere.

Spesso si legano i concetti di forza, grandezza, coraggio ai maschi, quelli di dolcezza, disponibilità, fragilità alle femmine. E se nascesse un bambino sensibile e dolce, e una bambina coraggiosa e forte? Sul serio ogni genitore, in modo del tutto inconsapevole, adotta comportamenti molto condizionati dagli stereotipi di genere.

Compreresti volentieri una tutina tutta rosa per tuo figlio? Oppure, iscriveresti a calcio tua figlia come prima scelta? Ecco.

Faccio fatica a scrivere e pronunciare “maschietto” e “femminuccia”, perché a me piace essere chiara quando si parla di infanzia: ogni cosa ha un nome, non un nomignolo. Si tratta di dignità, lealtà e sì, anche di rispetto.

Dietro al nomignolo vedo l’inevitabile possibilità di poter trattare quella persona (anche se di bambin* parliamo sono pur sempre delle persone) con tutti gli stereotipi di genere annessi e connessi. E questo non andrebbe fatto, sai perché? Non per un discorso moralista e, in fondo, neppure per uno soltanto femminista.

Non andrebbe fatto perché sia tu, che io, che ogni singolo essere umano sulla Terra non siamo né totalmente femmine, né totalmente maschi.


Il concetto di sesso sembra immediato e nessuno di noi, a primo acchito, è incerto sul significato del termine. Eppure, quando si parla di sesso, e se lo consideriamo come il complesso delle caratteristiche anatomiche e fisiologiche che distinguono tra gli individui della stessa specie i maschi dalle femmine, esistono vari sessi, a cui sono legati significati profondamente differenti, eppure interconnessi.

Per ogni individuo esiste infatti il sesso cromosomico, in cui il concetto è legato alle presenza di un genotipo responsabile di un fenotipo sessuale.

Esiste poi il sesso gametico, legato ai gameti (spermi maschili e ovociti femminili), un sesso ormonale legato a ovaie e a testicoli e agli ormoni collegati.

C’è poi il sesso anatomico, l’unico considerato dalla stragrande maggioranza delle persone che aspetta un figlio, legato alla presenza dei cosiddetti caratteri sessuali secondari, ovvero pene, vulva e vagina; il sesso psicologico legato al vissuto dell’identità sessuale dell’individuo (“io mi sento maschio”, “io mi sento femmina”); il sesso anagrafico legato al sesso che il mondo esterno e la legge attribuiscono all’individuo e poi c’è il sesso desiderato legato alle fantasie consce, al mondo dei valori (“vorrei essere maschio”, vorrei essere “femmina”). Come vedi, il discorso si articola e la bellezza della faccenda è che non per forza tra i vari sessi presenti in una persona c’è corrispondenza: il passaggio da un genere all’altro non è netto, ma progressivo con tutte le sfumature intermedie.

Tralasciando quelle che possono essere le disfunzioni, quella che è invece considerata la normalità (leggi: la norma) è un fluttuare abbastanza continuo tra sesso psicologico e desiderato. Questo fenomeno è particolarmente visibile nei primi anni di vita, momento in cui tante bambine giocano a “essere maschi” e viceversa. Anche il periodo dell’adolescenza è un momento particolare in cui si sperimentano non solo il sesso psicologico, ma anche l’orientamento sessuale.


In tutte le fasi della vita non esistono l’individuo maschile e l’individuo femminile come entità pure, ma la femminilità e la mascolinità come categorie astratte verso le quali gli individui tendono in misura diversa. Biologicamente infatti ogni individuo possiede una quota di ormoni sia maschili che femminili, in quantità differenti.

Esistono quindi vari sessi e varie sfumature dell’espressività del genere sessuale: che meraviglia!


Allora, come genitori siamo liberi di attribuire qualità particolari a nostr* figli*, purché restiamo consapevoli del fatto che ogni bambin* ha il diritto di poter sperimentare il genere per come vorrà e nei tempi evolutivi a lui o a lei più consoni.

Quando entro nei negozi di giocattoli per fare un regalo alle mie figlie, la prima domanda di routine che mi viene posta è: “per un maschietto o per una femminuccia”?

Io di solito rispondo vaga “non importa, a loro piace tutto”, ma sarebbe il caso di fermarsi ogni volta e, armata di pazienza, spiegare che queste sono solo apparenze e che la sostanza del genere è infinitamente più bella, se esplorata e compresa.


Ogni individuo sulla Terra viene investito dell’essere maschio o dell’essere femmina ancor prima di nascere, con un bagaglio bello pesante composto da aspettative, proiezioni familiari e stereotipi. Il che non è sempre e per forza qualcosa di negativo, se i genitori diventano consapevoli del fatto che il genere è come un caleidoscopio di colori e forme che ogni bambin*, ogni adolescente e ogni adulto ha la possibilità di esplorare, comprendere e adattare a sé, nel cammino, non sempre facile, verso la comprensione della propria identità sessuale.

Siamo nuance di colori, siamo tutt* diversi e tutt* unici e uniche! Non la trovi una cosa splendida?


Guarda tu* figli* con apertura, considera sempre che il suo unico, più grande compito è scoprire chi è, cosa gli o le piace davvero e cosa lo o la rende davvero felice. E’ una buona occasione anche per te.

Tutto il resto, in fondo in fondo, è apparenza.



Eva Maya Verderone

Esperta in educazione alla sessualità e all’affettività della Federazione Italiana di sessuologia scientifica (FISS), Mindfulness instructor IPHM


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